Recensione di Giorgio BARASSI di Arte Investimenti: 25 novembre 2020

Quello che colpisce di  Piero Masia è la sua naturale propensione a misurarsi con pratiche soatanzialmente difficili per un pittore. Anima libera da sempre, Piero non limita il tiro della sua scelta a questo o a quel genere. Usa le sue doti di osservatore per raccontare e sperimentare, sia che si tratti di Pittura avvicinabile alla astrazione geometrica o alla figurazione. E, sebbene quella vecchia antinomìa sia superata, i colori e il sentimento sono immutati, sanno di mare e di terra, raccontano storie della sua Sardegna. Storie familiari, adolescenziali, di un mondo passato e bellissimo. Dopotutto Piero è un musicista. Batterista, per l'esattezza. E allora giustifica il tutto pensando, a ben ragione, di misurarsi con tutti i ritmi e gli esercizi. E ci riesce benissimo. Piero Masia è un artista di Laboratorio AccA.

 

Altri stralci critici dal 1976 in poi

ha ottenuto lusinghieri consensi di critica e di pubblico e vanta un'intensa attività , che ha come tema fondamentale il ricordo della sua terra, ricordo che può trasformarsi in speranza o in racconto idilliaco del passato. La forza cromatica ed espressiva dei suoi quadri lo colloca in una posizione autonoma... (Delitala: da La nuova Sardegna...19 agosto 1976) ...si direbbe che la forza, la vigoria della famiglia, trovi il suo ambiente più favorevole in questa isola i cui abitanti uniscono la forza del carattere alla delicatezza dei sentimenti... (Spinardi: da la Gazzetta del popolo...dicembre 1976) ...Ci sono naturalmente i suoi personaggi, articolati e mossi nel senso di una commedia umana. Conservano tutti caratteristiche ben determinate, ed anche situazioni, quelle della sua terra... (Oberti: Torino Arte...gennaio 1977) ...esiste nelle opere di Piero Masia una religiosa ansietà di raccontare un'esistenza che sta ancora nella sua memoria e che non muta con il volgere dei tempi, non tanto per la volontà dei protagonisti quanto per le esigenze ed i modi che sono sempre i medesimi... (Bottino: Corriere dell'Arte.. marzo 1978) ...si avverte in questo suo mondo un desiderio di esprimere sensazioni emergenti dall'osservazione degli antichi borghi con chiese e campanili svettanti, con gli anziani del paese che trascorrono le giornate nell'attesa, nella luce accecante del sole. (Mistrangelo: Stampa Sera...18 dicembre 1984); <br>... ma il momento delle emozioni più forti, della sorpresa più genuina, arriva quando scopriamo quanto forti e importanti sono i legami di Masia con il mondo rurale della sua infanzia e quanto profondamente le sue radici affondino in quella Sardegna, che tante volte ha raffigurato nelle sue opere... (Bucci: Corriere di Torino e Provincia...15 dicembre 1989) ...sono ricerche nelle quali Masia afferma la sua eco liberatrice nell'apporto poetico di un colore mai invadente. Tant'è che proprio con la determinazione poetica del colore le immagini evocano un'atmosfera di sogno: Soggetti catalizzatori di una comunicazione moderna e liberatoria sia nei tracciati, sia nelle tonalità... (Oberti: Corriere dell'Arte... 28 novembre 1998) Con linguaggio artistico asciutto, vivo e palpitante, intimamente connesso al vissuto contemporaneo, Piero Masia rifluisce all'antica e salvifica tradizione culturale della nostra terra, laddove cioè, il vecchio e l'albero suggellano l'idillio immortale in cui primeggia la valenza estetica del pittore autentico che con mano sicura e tratto geniale, esalta l'attimo fugace dell'invenzione, sublimando note poetiche intrise di significazione esistenziale. (Aldo Albani)...Non è facile, per Piero Masia sottrarsi al fascino del paesaggio, delle persone, dei colori della sua Sardegna; la sua pittura passa dal più tradizionale modo figurativo alla ricerca della scomposizione, frammentazione e accostamenti cromatici, le figure appaiono quasi abbandonate ma al tempo stesso in primo, anzi in primissimo piano. L’interpretazione del figurativo, nel suo nuovo ed ultimo momento pittorico si realizza in un qualcosa originalmente soggettivo, ma anche compiutamente concreto...(Marco Bertello da Piemontenews)...la solitudine umana riconosciuta è vissuta come un’ottimale dimensione di contemplazione oblativa del “Sé” e dell’immanente che non sovrasta l’individuo, ma lo rende pago dell’esistenza; cosmicamente a “casa” , riscaldato dai raggi di sospesi soli o lune che si stagliano silenti in ascetica presenza. Paradossalmente i visi, privati d’espressione, acquistano entità corporea quietamente marcate. Definendo il gesto, con energica carica emozionale, l’autore enfatizza la straordinaria forza delle figure incastrate in tasselli curvilinei, falsamente scomposti, al fine d’ avvalorare l’assoluto vigore dell’unità espressiva….(Felicita Magistà)